Rubrica: Che libro è? #2

Benvenuti al secondo appuntamento con la rubrica dedicata alla letteratura russa 🙂 Se vuoi capire meglio di cosa si tratta dai un’occhiata al primo articolo.

Bene, mettetevi alla prova anche stavolta e se siete sicuri della risposta, commentate sul post di facebook 😉

Aveva appena Lizaveta Ivanovna avuto il tempo di levarsi il soprabito e il cappello, che già la contessa la rimandava a chiamare e dava ordine di apprestar la carrozza. Uscirono per prendervi posto. Nel punto che due servi sollevavano di peso la vecchia e la cacciavano dentro, Lizaveta Ivanovna scorse a un passo da lei, giusto accanto alle ruote della vettura, il suo ufficiale, che le prese la mano; e prima che ella potesse rinvenire dallo spavento il giovane era scomparso, ma le restava in mano una lettera. Lizaveta Ivanovna la nascose nel guanto, e per tutta la strada non udì e non vide nulla. La contessa in carrozza usava fare ogni momento qualche domanda: chi è quello che abbiamo incontrato? e come si chiama questo ponte? e che c’è scritto su quell’insegna? Lizaveta Ivanovna rispondeva quel giorno tanto a casaccio e a sproposito, che la contessa da ultimo s’arrabbiò: «Che ti succede, comare mia? E che, sei diventata di stucco? Non mi senti oppure non mi capisci?… Per grazia di Dio ancora mi faccio capire quando parlo, e ancora non sono svanita!».
Ma Lizaveta Ivanovna non l’ascoltava. Appena tornata a casa, corse nella sua camera e cavò la lettera dal guanto: non era suggellata. Lizaveta Ivanovna la lesse. La lettera conteneva una dichiarazione d’amore: tenera, rispettosa, e tratta parola per parola da un romanzo tedesco. Lizaveta Ivanovna però non sapeva il tedesco e ne fu deliziata. Tuttavia il fatto d’aver accettata quella lettera la rendeva assai inquieta. Era la prima volta che entrava in segrete e strette relazioni con un giovinotto. L’audacia di costui la spaventava. Ella si rimproverava la sua condotta avventata e non sapeva che fare: abbandonare il suo posto presso la finestra e togliere così, coll’indifferenza, al giovane ufficiale ogni voglia di ulteriori assiduità? rimandargli indietro la lettera? rispondere con freddezza e decisione? Non aveva nessuno con cui consigliarsi, non aveva nè un’amica nè una confidente. Lizaveta Ivanovna decise di rispondere.
Sedette alla scrivania, prese la penna, la carta e si mise a pensare. Parecchie volte cominciò la risposta e altrettante la strappò: una volta le sue espressioni le parevano troppo incoraggianti, un’altra troppo crudeli. Finalmente riuscì a tracciare poche righe di cui rimase contenta. « Son persuasa» scrisse ella «che le vostre intenzioni sono oneste e che non avete inteso offendermi col vostro atto sconsigliato; ma non è così che deve cominciare la nostra conoscenza. Vi rendo la vostra lettera e spero che non avrò per l’avvenire a lagnarmi di immeritate mancanze di rispetto».
Il giorno dopo, vedendo venire Hermann, Lizaveta Ivanovna si levò dal telaio e, passata nel salone e aperta la finestra, lasciò cadere la lettera sulla strada, fidando nella prontezza del giovane. Il quale si precipitò a raccattarla ed entrò in una pasticceria lì accanto.

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